Oggi la chiesa di San Paolo Maggiore si presenta come un gioiello dell’arte sei – settecentesca, un’insula religiosa costruita e plasmata da uno dei più importanti ordini religiosi della Controriforma.
Le opere, le tele e gli affreschi presenti nel complesso raccontano, infatti, la religiosità ed il carisma dei Teatini che vissero nella casa napoletana e che si radicarono in tutto il territorio della città, portando, tra l’altro, la loro opera e la loro assistenza.
All’interno della chiesa, lungo il soffitto della navata centrale, si trova, purtroppo frammentario, il ciclo di affreschi di Massimo Stanzione con Episodi della vita dei Santi Pietro e Paolo (1642-44).
Il ciclo, nonostante i danni causati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e in seguito dalle infiltrazioni di acqua piovana, era un Manifesto per l’Ordine che riprendeva, calandolo nella propria vita, quello che era stato il modello di vita degli Apostoli.
Tra le prime, significative cappelle che si incontrano nella basilica quella dedicata a San Gaetano, compatrono della città di Napoli e fondatore, secondo molti, dell’ordine Teatino.
Ai lati dell’altare due stucchi di Angelo Viva illustrano due episodi della vita del Santo, San Gaetano chiede l’approvazione della regola e San Gaetano percosso dai lanzichenecchi durante il Sacco di Roma.
Davanti ad essa una singolare composizione di epigrafi incassata nel pavimento ci ricorda che in quel punto, nel Santuario sottostante, si trova la cripta dove il santo, morto a Napoli nel 1547, è sepolto.
Le fonti ricordano di una solenne processione che gli Eletti della città, nel pieno della terribile peste del 1656, guidarono sulla tomba del santo. Quando il contagio sembrò, all’indomani dell’evento, diminuire, i Teatini vollero collocare la figura del Santo su tutte le porte della città, in segno di una ancora più forte devozione.
Proseguendo si incontra un’altra importante cappella, quella legata alla Madonna della Purità. La tavola, copia dell’originale del pittore Luis de Morales, venne donata ai teatini dal sacerdote spagnolo Diego di Bernardo y Mendoza nel 1641.
Al dono seguì la decisione di eleggere l’immagine della Madonna patrona dell’Ordine, con disposizione che tutte le chiese teatine le dedicassero un altare.
La cappella, vero gioiello dell’arte e della manifattura napoletana del 600’, è caratterizzata, dal punto di vista iconografico e stilistico, da un continuo richiamo al giglio, simbolo e attributo della purezza della Madonna.
Ci si muove ancora tra episodi del 600 e del 700 per giungere, sul lato opposto della Chiesa, alla Cappella Firrao, capolavoro, insieme a poche altre in città, dell’arte barocca.
Al centro dell’ambiente, decorato con sfarzo di marmi e pietre preziose da Giacomo e Dionisio Lazzari, una Madonna della Misericordia dello scultore Giulio Mencaglia catalizza le attenzioni di noi osservatori come dei due protagonisti della cappella Cesare e Antonio Firrao che quasi inginocchiati a lei rivolgono sguardi e gesti.
Cesare Firrao sulla sinistra è opera di Giuliano Finelli, grande interprete della scultura napoletana del 600’ e autore della decorazione scultorea di uno degli episodi più importanti del barocco a Napoli quale fu la cappella del Tesoro di San Gennaro.
Sulla destra invece Antonino Firrao è ancora una realizzazione di Giulio Mencaglia.
La scenografica cappella ci fa entrare nelle vicende di una nobile famiglia che nei primi anni 40 del Seicento, nella città vicereale, raggiunse l’apice della sua affermazione politica e sociale.
Superato il bellissimo altare sei-settecentesco chiuso ai lati da due angeli reggi fiaccole di Angelo e Giacomo Viva (1776), incontriamo ancora il 700’ nel colossale affresco della controfacciata rappresentante la Dedicazione del Tempio di Salomone di Santolo Cirillo (1737) e nello straordinario Angelo Custode di Domenico Antonio Vaccaro (1727).
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All’esterno del complesso teatino, a pochi passi dalla Chiesa, la statua di San Gaetano ricorda alla piazza gremita di turisti e passanti l’importanza storica di quegli uomini che si chiamarono Teatini, il ruolo che essi svolsero in quella zona, la riforma della Chiesa che essi cercarono di affermare in un contesto di cultura e antichità pagane.
Come tutte le guglie del centro antico, anche quella di San Gaetano, che sappiamo esser stata ridimensionata rispetto al progetto originario che la voleva più alta e protagonista, era un tentativo di affermare il ruolo dei teatini in quella zona e la devozione a San Gaetano, uomo umile e santo grande della città di Napoli.
Indice delle sezioni:
- La storia
- La descrizione
- La Sacrestia
- Il Chiostro
- I Chierici Regolari Teatini
© Autore: dott.ssa Marta Pisacane
