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La Basilica di San Paolo Maggiore: storia

Nel cuore del centro storico di Napoli, giusto a metà del decumano centrale, si erge, imponente e austera, la Basilica di San Paolo Maggiore.

La chiesa venne eretta sulle rovine di un Tempio del periodo tiberiano dedicato ai Dioscuri che nella Neapolis romana fronteggiava l’antico foro.

Un’iscrizione che correva lungo tutto il frontone del tempio e oggi a noi nota attraverso un disegno ci racconta che furono proprio due liberti dell’imperatore Tiberio a voler dedicare il tempio ai Dioscuri che, come simbolo della stabilità e dell’armonia dell’Universo, venivano associati all’Impero e al culto dell’Imperatore.

Verso la fine dell’VIII secolo d.c. su quegli antichi resti venne costruita una chiesa cristiana che in seguito, tra il 788 ed il 789 d.c, venne dedicata all’Apostolo Paolo perché nei giorni del suo culto si tennero due importanti vittorie dei napoletani sui saraceni che attaccavano dal mare.

La chiesa da quel momento venne intitolata a San Paolo, conservando a lungo, nel pronao che precedeva la facciata, il ricordo di quella antica fondazione su cui essa aveva posto la sua prima pietra.

La chiesa medioevale, pur circondata da importanti testimonianze del periodo romano, giunse ai primi del ‘500 in uno stato di incuria e abbandono e, come ci raccontano le fonti, così venne trovata dai primi teatini che vi si insediarono, quasi verso la metà del ‘500, nella Napoli vicereale.

 

Ad alcune semplici ma tuttavia significative modifiche apportate alla chiesa (spostamento del coro dietro l’altare, rifacimento della scala d’ingresso, collocazione di un cimitero antistante l’ingresso principale) fece seguito, poco dopo, il suo totale rifacimento, intrapreso dai teatini tra il 1581 ed il 1603, che arricchì l’interno della chiesa di bellissime decorazioni e preziose suppellettili.

Inoltre già verso il 1557 erano cominciati da parte dei teatini gli acquisti di immobili situati nelle vicinanze per consentire l’ampliamento della chiesa e la costruzione del suo convento.

I lavori inizialmente diretti da un architetto, probabilmente di ambito teatino, vennero poi ultimati in chiesa da Giovan Battista Cavagnae da Giovan Giacomo di Conforto, architetti di grido di molte fabbriche religiose dell’epoca.

Nel ‘600, poi, si collocano importanti rifacimenti e ampliamenti legati a vicende interne all’Ordine come i processi di canonizzazione di San Gaetano e Sant’Andrea Avellino a cui seguirono l’edificazione delle rispettive cappelle per poi arrivare ai grandi contributi che nel ‘700 videro lavorare nella basilica Domenico Antonio Vaccaro, Paolo de Matteis, Santolo Cirillo.

Nell’Ottocento con la soppressione degli ordini Monastici una parte del convento fu trasferita al Demanio dello Stato e destinata all’archivio Notarile che ancora oggi, con la conservazione degli atti notarili, occupa parte dell’antica struttura.


Indice delle sezioni:

  1. La storia
  2. La descrizione
  3. La Sacrestia
  4. Il Chiostro
  5. I Chierici Regolari Teatini

© Autore: dott.ssa Marta Pisacane